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Eddie Lang

Il 25 ottobre del 1902 nasce a Philadelphia, Pennsylvania, Salvatore Massaro.

Il padre Domenico Massaro, liutaio molisano, era emigrato in questa città da Monteroduni in cerca di fortuna. Il padre, gli intaglia una mini chitarra da una scatola di sigari, trasmettendogli così sin dalla tenera età l’amore per la musica.

Salvatore, così, cominciò da giovane a studiare il violino e per molti anni restò fedele a questo strumento, imparando le tecniche musicali e coltivando la sua passione per la musica classica.

In seguito volle imparare a suonare anche il banjo e la chitarra. Il suo soprannome, invece, gli deriva dalla passione del padre verso un giocatore di baseball, Eddie Lang.

Fu compagno di scuola di Joe Venuti, con il quale istaurò una grande amicizia e una collaborazione lavorativa, che durò gran parte della sua carriera.

Nel 1918 era già attivo come musicista professionista suonando il vilino, il banjo e la chitarra. Ammirava molto il chitarrista classico spagnolo, Segovia, e volle in seguito riadattare il testo di Rachmaninoff “Prelude in C minore” in un assolo per chitarra.

Cominciò suonando il violino nel quintetto di Bert Estlow in un ristorante di Atlantich city. Questo fu il suo primo lavoro come musicista. Suonò anche il banjo nell’orchestra di Charlie Kerr e Russ Morgan. Nel 1921 cominciò a dedicarsi maggiormente alla chitarra, scegliendola come strumento prediletto.

La musica popolare dei primi anni ’20 ed in particolare del jazz stava cambiando, ci si trovava in un periodo di transizione. Alcuni sostengono che il cambiamento, che si stava verificando in quegli anni nel campo della musica, fosse dovuto all’uso sempre maggiore della chitarra, in quanto strumento che meglio si adattava al cambiamento dei tempi e che si legava con i suoni del basso. Altri, invece, ritrovavano la causa nell’introduzione dei microfoni elettrici che permettevano una registrazione ottimale della chitarra acustica.

Proprio in questi anni Eddie comincia a prediligere la chitarra e a creare con questa nuovi modi di fare musica, tanto che quando James Sallis, scrittore del The Guitar Player, si espresse sulle cause del cambiamento musicale in quegli anni, scrisse:  “More than anything else the change resulted from the playing of Eddie Lang” (Più di ogni altra cosa, il cambiamento è dipeso dal modo di suonare di Eddie Leng).

In ogni caso, come riferisce Leonard Feather “Lang seppe acquisire uno stile unico, una finezza tonale e una delicatezza quasi da musica da camera fino allora sconosciuti nel jazz“.

In poco tempo divenne il chitarrista più ricercato in campo jazzistico.

Ottenne la sua prima scrittura nel 1912 ed esordì con il banjo e poi la chitarra nell’orchestra di Charlie Kerr (1920), un noto direttore d’orchestra di Filadelfia; la sua reputazione crebbe così rapidamente che gli Scranton Sirens lo vollero nella loro orchestra.

Fu uno dei primi musicisti bianchi ad integrarsi con quelli di colore; frequentemente si recava nei night club di Harlem dove, per suonare nelle loro band, si racconta che tingesse le mani e il volto di scuro.

Dopo aver lavorato per diverse orchestre si trasferì a Londra, passando l’anno del 1924-25.

Si trasferì poi definitivamente a New York, dove cominciò la sua carriera.

Fece parte dell’orchestra di Venuti, Adrian Rollini, Roger Wolfe Kahn e Jean Goldkette. In questi anni si dedicò anche al lavoro di studio come sileman, sia in radio, sia per la nascente industria del disco. Fu l’occasione questa per incidere una grande varietà di stili e di generi musicali.

Nel 1929 insieme al suo compagno Venuti, si unì all’orchestra di Paul Whiteman, con il quale comparve nel film The King of Jazz.

Comparve anche in un altro film, nel 1932, Big Broadcast, quando lasciò l’orchestra di Whiteman seguendo Bing Crosby, che in quel periodo si era trasferito a Hollywood.

Per un intero anno seguì Crosby nel suo lavoro suonando con lui full-time.

La vita del giovane artista, però, si spezzò improvvisamente quando morì in seguito ad una improvvisa emorragia, dopo un’operazione di tonsillectomia, alla quale si era sottoposto per curare le sue continue laringiti. Operazione suggeritagli, pare, dallo stesso Bing Crosby.

Lang era, probabilmente, affetto da emofilia, una malattia ereditaria con disturbi anche gravi della coagulazione del sangue, questo non aiutò sicuramente la buona riuscita dell’operazione, ma lo storico del jazz, Vince Giornadno, sostiene che in realtà morì a causa di una sbronza che si prese subito dopo l’operazione insieme al suo dottore.

Il contributo che Lang diede al mondo del Jazz è indiscutibile.

Il suo modo di suonare la chitarra fu innovativo e pioneristico. Joe Venuti lo definì “Il pioniere della chitarra, il più grande di tutti i tempi”.

Proprio con l’orchestra di Venuti registrò una ventina di sedute di incisione, che andarono a definire la musica jazz per piccole incisioni. Alcuni di questi brani sono stati di recente ripubblicati dalla Mosaic Records e tra i più noti ci sono Goin’ Places, Teh Wild Dog e Cheese and Crackers.

Lang registrò anche con altre orchestre e musicisti come Bix Beiderbecke, The Mound City Blue Blowers, Luis Armstong, King Oliver, Benny Goodman, Bessie Smith, Jack Teagarden, Karl Cress e molti altri. In poco tempo divenne il chitarrista più ricercato nel campo.

Insieme a Venuti, Lang creò un’associazione con l’orchestra the Goodkette, band a 14 pezzi. Insieme a questa orchestra completò diverse sessioni con Bix Beiderbecke, con il quale registrò la versione di “Singin’ the Blues”, “Clementine” e “I’m Coming Virginia” nel 1927.

In questo stesso anno registro con Red Nichols e the Five Pennies, senza mai interrompere le registrazioni con Venuti cominciate nel 1926.

Registrò anche altri dischi sotto lo pseudonimo di Blind Wille Dunn con il gruppo Blind Willie Dunn and His Gin Bottle Four.

Con questo nome registrò nel 1929 per la Okeh di New York un certo numero di brani insieme a Lonnie Johnson, chitarrista di colore eccezionalmente bravo. Il nome del gruppo deriva dal richiamare il nome di altri suonatori neri di blus, quali Blind Blake, Blind Lemon Jefferson, Blind Willie Johnson, Blind Willie McTell.

La scelta è stata pensata principalmente per una questione commerciale, si pensava che pochi afroamericani, pubblico principale dei dischi blues nel mercato detto di “race records”, avrebbero comprato un disco suonato da un bianco. Proprio per questa differenza di colore tra lui, bianco e Johnson nero, molti concerti furono annullati: il jazz, come molti altri generi musicali in America, rimaneva ancora un genere di segregazione.

La collaborazione tra i due rimase forte, in ogni caso e sulla base delle esperienze fatte, Lonnie Johnson disse di Lang che “era il miglior chitarrista che avessi mai incontrato e le registrazioni che feci con lui rimangono la mia esperienza migliore…era la persona più gradevole con cui abbia mai lavorato”.

In onore del grande musicista a Monteroduni, paese natale del padre, si svolge dal 1991 un festival Jazz, intitolato al chitarrista, che richiama artisti di fama mondiale: Eddie Leng Jazz Festival

 

Bibliografia:

Adriano Mazzoletti, Eddie Lang – Stringin’ The Blues, Pantheon Editore, Italy.

Erlewine, Michael, editor, All Music Guide To Jazz, Miller Freeman Books, 1998.

Russell, Tony, Masters of Jazz Guitar: The Story of the Players and Their Music, Balafon Books, 1999.

Sallis, James, The Guitar Players: One Instrument and Its Masters in American Music, William Morrow and Company, 1982.

 

Periodicals

Guitar Player, March 1998.

 

Sito ufficiale:

http://www.eddielang.com/el_home.html

 

SITOGRAFIA

  • https://it.wikipedia.org/wiki/Eddie_Lang