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LE DONNE MIGRANTI DAL 1945 IN POI

L’emigrazione del secondo dopoguerra verso i paesi europei, fu caratterizzata dal pendolarismo e dalla stagionalità del lavoro.

Questo fattore divise in due il comportamento femminile: da una parte si tendeva di rimanere a casa (come un tempo), dall’altra si condivideva con il proprio marito l’esperienza migratoria.

Una scelta sicuramente avvalorata dalle politiche familiari messe in atto da alcuni paesi, soprattutto quelli nord europei, promotori di una sistema di welfare state continentale piuttosto che di un “modello di economia familiare” diffuso  lungo la fascia mediterranea (Lo spirito del welfare, Bassi – Pfau Effinger, Franco Angeli 2013).    

Le donne partite dopo il 1945, alcune delle quali non più analfabete, hanno valorizzato il ruolo femminile nel contesto familiare e sociale.

Grazie anche all’attenzione crescente verso le tematiche d’uguaglianza di genere (merito dell’attivismo e delle filosofie femministe); percepirono che il ruolo stesso di madre e moglie dovesse subire un cambiamento,  decisero inoltre di lavorare in ambiti non tradizionali e soprattutto si imposero sul contenimento del numero dei figli.

Attirate dalla cultura della nuova patria e definite Les Promotionelles, contribuirono alla destrutturazione dei valori d’origine e favorirono il cambiamento soprattutto nel modus vivendi familiare.

Nel 1992 un’inchiesta dal titolo – Bambini nascosti – sulla condizione di clandestinità dei figli dei lavoratori stagionali in Svizzera, ha raccontato il clima di xenofobia, i ricatti psicologici sui permessi di soggiorno, la condizione di disagio degli operai costretti a tenere nascosta la famiglia.

Storie di bimbi vissuti nell’illegalità per anni, che respiravano l’insicurezza dei genitori, che avevano imparato a giocare in silenzio, a non rispondere, di giorno chiusi in casa e raramente portati a passeggio.

Bambini che, tornati liberi, erano tormentati dai problemi di apprendimento e dalle difficoltà linguistiche.

Genitori vissuti col dubbio se fosse stato meglio far vivere i propri figli nella clandestinità o in patria con una famiglia monoparentale.

Didascalie foto:

  • Dalla raccolta del Museo interattivo delle Migrazioni di Belluno (Foto 1)
  • Associazionismo ed Emigrazione. Storia delle colonie libere e degli italiani in Svizzera. Toni Ricciardi, Laterza 2013 (Foto2 in alto a destra)
  • Fonte web Inform. Le Locle 1962, Lavoratrici alla Tissot (Foto 3 in basso a destra).

Consulenza tecnica: Luca Basilico

Supervisione: Giulia D’Ambrosio